Perché Hitler odiava gli ebrei? L’odio di Adolf Hitler per gli ebrei è maturato dall’ignoranza e dall’insegnamento, che hanno accresciuto un rancore covato sin dall’infanzia. Hitler era infatti nipote di un ebreo: la nonna paterna faceva la domestica presso una famiglia di ricchi ebrei ed era madre di Alois, il padre di Hitler, che picchiava i figli ed era anche ubriacone.

L’unico dei figli che gli teneva testa in casa era Htiler e per questo veniva picchiato più severamente: da qui l’odio sistematico non solo verso il padre, ma verso ciò che lui rappresentava, ovvero il popolo ebreo. A rafforzare la sua convinzione contribuì moltissimo il contesto sociale di quel periodo, durante il quale l’antisemitismo era un fenomeno di intolleranza diffuso in tutta la Germania.

L’odio di Hitler si rafforzò con le letture antisemite che il giovane Hitler faceva a Vienna che pian piano inculcarono in lui quella visione del popolo ebreo come iniziatore del male, definendolo aggressore, immorale, asociale, capace di sovvertire l’ordine della società, con lo scopo di voler governare la Germania al posto dei tedeschi.

L’ebreo era dunque identificato come il maligno e cominciò ad essere indicato come causa di tutto ciò che non andava. Il contesto sociale trovò terreno fertile in un uomo come Hitler che, vista l’esperienza vissuta in famiglia, cominciò l’ascesa in politica dicendo che gli ebrei erano la causa di tutti i guai della Germania.

L’antisemitismo diventa un’ossessione per Hitler, soprattutto dopo la morte del padre e la vendetta della madre che aleggiava nell’aria perché riteneva responsabile il figlio. L’odio verso gli Ebrei si rafforza e il desiderio di cancellare il suo passato lo porta a creare “la soluzione finale”, quella che doveva portare al totale sterminio del popolo ebreo. Reprimere ciò che per lui era stata causa di sofferenza era una sorta di difesa scatenata da un lungo lavoro interiore.