L’usanza di bere vino affonda le sue radici nella storia millenaria dell’uomo, e ci fa percepire l’antichità di questa bevanda, come nettare fondamentale di piacere e nutrimento. La storia del vino è leggenda nei testi antichi, e già nella bibbia si parla di Noè come inventore del vino, dato che probabilmente che salvò la pianta della vite dal diluvio, per poi ubriacarsi del suo succo – lo scopriamo nell’episodio della Genesi noto come l’Ebrezza di Noè.

Dalle storie leggendarie alle evidenze storiche, la vite sembra sia una pianta originaria dell’India, che nel III millennio avanti Cristo, iniziò ad essere coltivata dall’uomo per la raccolta dell’uva, diffondendosi in Asia e nel Mediterraneo. La coltura sistematica delle vigne si diffuse prima di tutto dalla Mesopotamia, terra dove nacque l’agricoltura nell’epoca dello stanziamento umano. Non più nomadi cacciatori, ma coltivatori, di cereali… e anche di vitigni!

L’Egitto, dove nasce la “DOC”

Come bevanda “euforica” il vino viene descritto già in alcuni geroglifici egiziani datati circa 2.500 anni fa, in cui si evince che la pratica della vinificazione era praticata normalmente; infatti, in Egitto la celebre tomba di Tutankamon riporta nel corredo funebre delle anfore per il vino, anche invecchiato, addirittura marchiate con annata e produttore. Una cultura del DOC, se così si può dire dato che così oggi così lo chiamiamo, che nasce millenni fa; e che, da allora, non ha smesso di essere fondamentale per riconoscere l’ottima qualità del vino.

Come molte innovazioni culturali agricole, la vinificazione si diffuse poi presso ebrei, arabi e greci. Quest’ultimi furono i popoli che dedicarono una vera divinità al vino: presso i greci Dioniso era il dio della convivialità e dell’ebrezza alcolica, dei misteri che si carpivano tramite l’ubriacatura e dei riti orgiastici tra vino, musica e libera sessualità.

Passando dalla Sicilia della Magna Grecia, la vite passò a diffondersi in tutta Europa, anche presso le popolazioni italiane tra cui etruschi e sabini, abili coltivatori che portarono la pratica vitivinicola fin nella pianura padana.

Gli antichi romani e il nettare di Bacco

Con l’ascesa di Roma, la vinificazione continuò ad essere praticata sotto l’egida del dio Bacco, e così pian piano si diffuse in tutte le province dell’impero. Chi decide di praticare dei corsi sommelier Roma, ben si inserisce in una scia di millenni di amore per il vino, baccanali e cultura eno-gastronomica.

L’impero stesso fu fondato sul corroborante nutrimento del vino, secondo alcuni studiosi, dato che conoscendone le proprietà battericide, veniva fatto bere ai legionari romani per bloccare le infezioni ed evitare che l’esercito si decimasse.

Contribuì, secondo altri, anche alla sua caduta però: alcuni studi attribuiscono i tanti “impazzimenti” degli imperatori e degli altri ranghi sociali al piombo, presente nelle coppe del vino, che scorrevano a profusione durante festini e baccanali – un metallo in grado di creare gravi problemi al sistema nervoso centrale.

Con l’arrivo del Cristianesimo il vino fu accusato di portare fuggevoli piaceri e riti sconvenienti, anche fu se sempre utilizzato nelle messe e nelle occasioni di convivialità tra cristiani.

La diffusione dell’Islamismo, inoltre, tra IX secolo e Rinascimento, portò in alcune regioni anche la messa al bando della viticoltura nei territori occupati dai cosiddetti Saraceni.

Nel frattempo, monaci e comunità ebraiche, continuarono sempre a vinificare per produrre il vino destinato al rito religioso e, in parte, anche per i fuggevoli piaceri del palato.

Il vino in epoca moderna

Dal Rinascimento in poi, la cultura occidentale ha ripreso ad esaltare questo nettare di Bacco, affinare l’arte della vinificazione e della creazione delle botti.

Le bottiglie già divennero meno costose alla fine del Seicento, e nel tempo si diffusero i tappi in sughero per una migliore conservazione e trasporto del vino.

Iniziava l’epoca dei grandi commerci degli alcolici, che continuò fin quando del vino se ne occupò addirittura la ricerca scientifica: Pasteur, alla fine dell’Ottocento nei sui Etudes sur le vin affermava: “il vino può essere considerato a buon diritto, la più sana, la più igienica delle bevande“. Il resto è storia odierna, tra enologi, sommelier e appassionati di degustazioni: una storia senza fine.