Benessere

Perché il latte fa male?

si o no al latte dopo lo svezzamento

Ecco ciò che la medicina afferma sul legame tra latte e salute

Si tratta dell’alimento fondamentale per la nostra infanzia, non di rado amato o additato da chi si preoccupa della propria salute, oltre che del gusto. Stiamo parlando del latte, su cui è facile trovare giudizi contrastanti, complice internet e la possibilità di reperire informazioni non sempre attendibili.

Tra le motivazioni dei pareri contrari, da tempo, vi è la convinzione che al suo consumo sia ricollegabile l’insorgenza dell’autismo e di alcuni tipi di tumori ma perché? e soprattutto, è vero oppure no che il latte fa male in età adulta? Ecco tutto ciò che la Fondazione Veronesi afferma sui rischi derivanti dall’assunzione di latte.

Il latte materno fa bene al neonato, così come quello della mucca ai vitelli. Dopo il secondo anno di vita, specialmente nelle fase di crescita dell’essere umano, sarebbe meglio evitare il consumo di latte, questo è quanto affermava il celeberrimo dott. Benjiamin Spock, padre della pediatria moderna. Portando l’esempio che l’essere umano è l’unico mammifero a bere latte anche dopo la svezzamento e che, non a caso, il latte materno va via dopo tale fase di vita.

Ci sono diversi aspetti in base a cui il latte può essere considerato un alimento del quale è meglio non abusare: eccone alcuni.

Intolleranza al lattosio

Ad oggi, la ricerca, ha stabilito che circa il 50% della popolazione italiana è geneticamente  intollerante al lattosio, lo zucchero tipicamente presente nel latte. Se assunto, in quantità eccessive, da un soggetto ad esso ipersensibile potrebbe causare problemi legati specialmente alla sua fermentazione. Il lattosio è capace di raggiungere anche il tratto terminale dell’intestino, sino al colon, dove fermenta producendo gonfiore e gas. Ciò provoca spiacevoli episodi di diarrea osmotica o dolori intestinali.

L’intolleranza non è un’allergia e quindi non è necessario evitare totalmente latte e derivati ma, è bene evitare gli eccessi per debellare il rischio di reazioni negative. Per questo è possibile fare ricorso alla vasta gamma di prodotti senza lattosio presenti sul commercio.

Apporto di calcio

Nel corso degli anni vi sono state numerose campagne pubblicitarie che consigliavano un elevato consumo giornaliero di latte promovendo l’apporto di calcio tra le proprietà benefiche di questo prodotto. In realtà questa credenza va rivista perché il realtà il calcio ha un bilancio minimo ed i latticini, contenendo proteine animali, aumentano le escrezioni di questo minerale. Il bilancio definitivo, quindi, è che non vi è un reale effetto benefico nell’aver consumato latte e latticini nel corso della vita, specialmente nei soggetti di sesso femminile.

In conclusione, fermo restando che il latte non è un veleno, è comunque un alimento di origine animale ricco di grassi, al elevata densità calorica di cui sarebbe meglio evitare o quantomeno limitarne il consumo in base a quanto scritto nei paragrafi precedenti. Il consumo di latte e latticini non è indispensabile per l’alimentazione e la crescita, dopo le svezzamento e che quindi non è imprescindibile. Al mondo sono numerosissime le popolazioni che consumano quantità di latte e derivati pari a zero, pur senza evidenziare carenze di minerali o oltre sostanze nutritive.